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(Film dedicato al 50° anniversario della Rivoluzione
d’Ottobre)
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Vladimir Ilich
Ulianov, detto Lenin, il padre della rivoluzione
bolscevica. |
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Le rivoluzioni si compiono dal basso. Protagonista è il
popolo, la corsa la principale arma di difesa.
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Le masse rivoluzionarie non sono agglomerati informi ed
anonimi, ma l’unione di singoli individui, ognuno dei
quali può considerarsi un eroe.
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La Rivoluzione d’Ottobre è il principio di una serie di
rivolte che si innescano in tutto il mondo, dai neri
d’africa ai moti studenteschi degli anni ’60.
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Pelechian
predilige il primo
piano, in preferenza con lente telescopica. Questo
immagine funge da elemento cardine del montaggio a
distanza ideato per il film “Noi”.
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Il legame tra il
popolo armeno e la sua terra è un grande esempio d’ amore.
Amore è anche sacrificio e abnegazione. I pastori devono
compiere giornalmente una dura transumanza per garantire
il pascolo ai loro greggi.
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Una donna armena
accende un cero in chiesa. Le fiamme dei ceri si
riflettono sugli occhiali. A testimonianza dell’ estrema
modernità del cinema di Pelechian, questo piano
sembrerebbe venir fuori da un film di Godard.
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Una processione di
gente s’ inerpica su un colle. Non stupisce l’affinità con
alcuni piani di Kiarostami, considerato che l’Armenia
confina a sud con l’Iran.
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“ I rimpatri”: Il
popolo armeno è vittima di uno dei più atroci genocidi
della storia, ad opera dei turchi. La diaspora armena
nasce da qui. Migliaia di persone, tra le quali esponenti
della cultura e della politica, lasciano il paese per
ritornarvi dopo molti anni, accolti tra la gioia e la
commozione dei loro compatrioti.
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Questo piano è un
altro elemento cardine del montaggio a distanza che appare
verso la fine del film.
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Il volo degli uccelli
simbolizza la libertà e la grazia innata del mondo
animale. |
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“.. il cineasta armeno filma
il volo di migliaia d’uccelli, la partenza verso un
destino sconosciuto d’interi stormi che si muovono ad un
segnale invisibile…” (Jean-François Pigoullié, Cahiers du
Cinéma n° 454)
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L’armonia degli
abitanti viene sconvolta all’ improvviso da qualcosa di
terribile che si riflette sull’espressione disperata di
questo cucciolo di scimmia.
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Un’istinto indomabile di
sopravvivenza scatena la fuga disperata di intere
popolazioni animali, come questo gruppo di cerbiatti
sospinti da un vento di panico.
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Il grido negli occhi di
questa creatura indifesa termina la sequenza provocando
nello spettatore un gelo al cuore.
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Ecco la causa del terrore
degli abitanti. Con una geniale incursione nel campo della
videoarte, Pelechian ci mostra l’avanzata minacciosa degli
esseri umani, tiranni e padroni del mondo. (vedi la
sequenza nel menù video)
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Il panico è un sentimento che
terrorizza ma allo stesso tempo mantiene vivi. Le gabbie
mortificano definitivamente la vita.
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Una costante di Pelechian,
forse eredità del grande Chaplin:
Il tragico si trasforma in
comico. Un pastore rischia di annegare tra i flutti di un
torrente per salvare una pecora del suo gregge.
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“Le Stagioni non contiene uno
sguardo da turista su questo mondo. E’ il bambino che ha
visto, che è cresciuto e che lo trasforma in una sorta di
mondo fiabesco” (Artavazd Pelechian)
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La fierezza dei pastori
armeni concentrata nello sguardo in camera di questo
giovane.
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Tra i clivi dei monti,
piccoli uomini fanno scivolare enormi pagliai, compiendo
delle spettacolari discese. Sembrano rievocare - con
tutto il rispetto - la buffa disinvoltura degli
stercorari.
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“Riflettendoci meglio, penso
di avere imparato il cinema da mia nonna. Ne Le Stagioni,
la donna in nero molto sorridente, è lei. E’ stata una
donna molto originale ed ha avuto una forte influenza su
di me. Per il suo modo di pensare le cose, per la sua
particolare bontà, per il suo sguardo, anche per il suo
modo di parlare. Aveva una mentalità estremamente moderna,
nonostante non sapesse leggere né scrivere.” (A.Pelechian)
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L’autenticità di un
matrimonio tra pastori. Pelechian ci suggerisce con
estrema grazia che lo sposo di questa donna è lo stesso
pastore che nuota tra i flutti del torrente per salvare la
pecora.
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L’inverno in Armenia
è piuttosto rigido e la neve ricopre la maggior parte del
paese. Così, la transumanza offre scene rocambolesche come
questa: lunghe glissate per trasportare le greggi verso i
pascoli |
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Il film si conclude
con il fermo immagine di questo eroe quotidiano, mentre la
musica di Vivaldi (L’Inverno de Le Quattro Stagioni)
ripropone ancora una volta le sue note malinconiche.
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Il XX secolo inaugura
l’era delle conquiste spaziali. Nonostante il tema si
discosti in apparenza dalla poetica di Pelechian, si
tratta pur sempre del rapporto tra l’uomo e le forze della
natura, in questo caso, quelle che regolano lo spazio.
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Protagonisti del
film, gli astronauti non sembrano ritratti come eroi,
piuttosto come cavie in balia di esperimenti che ne
deformano tragicamente, e per fortuna temporaneamente, i
tratti fisici.
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Spettacolari immagini
delle tempeste solari. Come già osservato ne Gli Abitanti
(in realtà in tutti i suoi film), Pelechian mostra di
essere attratto da quelle immagini naturali che attraverso
una semplice manipolazione si trasformano in sequenze da
videoarte.
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In un mondo, quello
dell’aeronautica spaziale, dominato dai calcoli numerici,
dalle macchine, dalla fredda scienza, questi momenti di
grande umanità acquistano un valore ancor più intenso.
Potenza del montaggio a distanza.
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Artavazd Pelechian dà
indicazioni ai collaboratori durante le riprese del film.
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Questo cortometraggio
è probabilmente il più autobiografico. E’ il viaggio in
treno di un bambino da Erevan, capitale dell’Armenia, a
Mosca.
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Il corridoio deserto
del treno.. Le ombre e i riflessi di un sole estivo
deformano il paesaggio come in un racconto fiabesco.
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Immagini rubate. Chi
di noi, durante un viaggio in treno, non ha fissato a
lungo qualcuno senza essere visto? I bambini, d’altronde,
sono voyeurs per eccellenza.
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Il tunnel ti avvolge
nel buio per regalarti di nuovo la luce.
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Vita è l’ultimo film
di Pelechian, il primo realizzato in colore.
E’ l’ennesimo omaggio
alle donne. L’intera filmografia di Pelechian contiene
un’ eccezionale galleria di primi piani di donne. Questo
film le ritrae, con l’ausilio di soli piani del volto, nel
loro gesto più grande, il dono della vita.
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La vita nasce
dall’acqua e da essa dipende.
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Madre e figlio
un anno dopo.
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